Venerdì 25 maggio entra in vigore la normativa europea sulla protezione dati, in sigla Gdpr (General Data Protection Regulation). Riguarda tutta la filiera che accompagna i dati personali di ciascuno di noi, coinvolgendo quindi aziende, pubblica amministrazione, professionisti ecc. Il Gdpr si basa sul principio di «responsabilizzazione» (in inglese accountability) di chiunque effettui operazioni di trattamento nell’ambito della propria attività (il cosiddetto «titolare del trattamento»).

Il Regolamento è destinato ad abrogare la Direttiva 95/46 che ha portato l’Italia all’adozione dell’attuale Codice Privacy (il Decreto Legislativo n. 196/2003), norme che sono state adottate però in un contesto tecnologico completamente diverso, prima cioè che internet, social media, cloud e servizi in rete cambiassero definitivamente il nostro modo di vivere e lavorare. Ora, le nuove norme mirano proprio ad adeguare il livello di protezione dei nostri dati all’evoluzione degli strumenti che utilizziamo quotidianamente e con cui registriamo, trasmettiamo e archiviamo i dati dei nostri utenti e dipendenti. Il perché del Gdpr sta quindi nell’esigenza di assicurare la «tutela delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali e la libera circolazione di tali dati» e i trattamenti di dati personali, sia nel settore privato che nel settore pubblico.

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